Ecologia Operaia

Il problema centrale dell’ecologia operaia è dunque capire i meccanismi che generano la contraddizione ecologica tra la produzione industriale e la riproduzione sociale e ambientale.

L’ecodomìa del comune

Bisogna saper stare sul posto, bisogna saper pensare in un ambiente, essere ecologici, bisogna essere capaci di corrispondere all’ambiente che si ha intorno. Non imporre una teoria ma praticare una conoscenza, un sapere, che si può solo trasmettere mediante staffette, essendo itineranti.

La cura del comune

Il comune è luogo di tensioni generative, tra modi o stili di azione, ma anche tra forma e flusso, e tra apertura e chiusura. In quanto vivo e abitato, non può fissarsi in una forma rigida: deve mantenere aperta la possibilità dell’emergenza del nuovo e dunque del cambiamento.

L’Antropocene: una narrazione politica

promuovere una vera e propria rivoluzione Khuniana, dal paradigma della Modernizzazione Ecologica a quello della Giustizia Climatica. Questo cambio di paradigma, sostengo, poggia su tre pilastri fondamentali: la critica del dominio patriarcale, critica del dominio coloniale e razziale, e critica del dominio di specie.

Contro la Frammentazione. Movimenti sociali e spazio della politica

Gli elementi di mutamento non si trovano infatti solo nell’ambito della destrutturazione del potere, ma anche nel cambiamento di quelle forme di opposizione che seguono l’intera storia dei conflitti che animano un modello sociale.

Genealogie femministe oltre il Capitalocene

Fin dagli anni Settanta, il femminismo marxista ha sostenuto la necessità di ripensare il lavoro a partire dalla miriade di attività domestiche e di cura svolte dalle donne. Queste attività non retribuite, naturalizzate e in gran parte confinate negli spazi privati della famiglia eterosessuale, hanno creato le condizioni per l’esistenza e la riproduzione del capitale.

«Anche le creature dovrebbero diventar libere». Giustizia planetaria e origini della crisi biosferica

È giunto il momento di una discussione su come forgiare una visione radicale che assuma come premessa l’insieme organico della vita e della biosfera, della produzione e della riproduzione.

Antropocene o Capitalocene?

Al centro dell’introduzione c’è il tema del rapporto tra, sostanzialmente, produzione di cibo e produzione di lavoratori. Forza lavoro da un lato e dall’altro la natura, ciò che noi normalmente chiamiamo natura e che Jason Moore chiama meglio natura extra-umana o non-umana.

Verso una politica radicale dell’energia-lavoro

Il lavoro è sempre lavoro-nella-natura. Questo concetto di lavoro implica una triplice trasformazione: di noi stessi, delle nature esterne, delle nostre relazioni con gli altri esseri umani.

L’alternativa tra Antropocene e Capitalocene: chiamare il sistema con il suo nome

Le organizzazioni umane sono al contempo produttrici e prodotti della rete della vita, intesa come un mosaico di diversità in evoluzione. Da questo prospettiva, il capitalismo diventa qualcosa di più-che-umano. Diventa un’ecologia-mondo di potere, capitale e natura.