Negli ultimi due decenni gli studi ambientali hanno svolto un ruolo importante nel delineare e rivitalizzare i Subaltern Studies [1] e questo numero monografico ha appunto l’obiettivo di mostrare i punti di confluenza tra la storia ambientale e questo ambito di ricerca e di esplorarne le attuali direttrici comuni e i possibili futuri intrecci.
Pensare e agire ecologicamente, per noi, significa tenere sempre presenti le relazioni e le dis/connessioni, e questo riguarda sia il piano della natura che quello della tecnica (che peraltro non sono così facilmente separabili se si adotta questa prospettiva), e dunque quello di una società complessa e articolata, certamente non antropocentrata, e dei suoi legami con una moltitudine di altri organismi, viventi e macchinici, visibili e infinitesimali.
Viviamo una crisi multiforme. Gli scienziati ci sollecitano ad agire sui cambiamenti climatici, a influenzare le politiche governative e i comportamenti quotidiani. La crisi ecologica si intreccia a una vasta gamma di problemi sociali, dall’intensificarsi della violenza all’austerità e alle tensioni internazionali. Lo smantellamento del pensiero critico, l’affermarsi di ordini del discorso semplificanti e la cancellazione delle memorie collettive sono ingredienti cruciali per la creazione di soggetti docili e manipolabili.






